La GABANELLI ha ragione

Aggiornato il: giu 15

Ho letto con molto interesse l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera a firma di Milena Gabanelli e Giuditta Marvelli nella rubrica Dataroom.

Finalmente, un’autorevole voce fuori dal coro che mette il dito sulle cattive prassi e sui palesi conflitti d’interesse che hanno sempre contraddistinto l’attività delle reti bancarie di consulenza finanziaria. Ovviamente a scapito della clientela privata.

È vero, come sottolinea la pronta replica di ANASF, che nel testo dell’articolo c’è qualche imprecisione lessicale, ma è ben poca cosa rispetto alle gravi violazioni che denuncia. Infatti, non mi sembra così grave chiamare “Consulenti Finanziari Indipendenti” i professionisti che svolgono la Consulenza Finanziaria Indipendente. Mi sembra quasi consequenziale. Però, è vero che le norme discendenti dalla direttiva comunitaria 2014/65/UE del 15/5/2014 (MIFID II) hanno definito tale categoria professionale come “Consulenti Finanziari Autonomi” e a essi è stata riservata dalla legge una sezione nell’albo unico dell’OCF. D’altronde, è certamente più colorita e innovativa la definizione degli ex Promotori Finanziari che sono diventati “Consulenti Finanziari abilitati all’offerta fuori sede”. Breve, concisa, chiara e facile da dire e da ricordare.

Quindi, abbiamo visto che la replica di ANASF, ancora una volta schierata a difesa delle Banche invece che dei Consulenti, si è limitata a una correzione stucchevole e priva di contenuto se non nel rispetto di una formale e burocratica precisazione cui ha aggiunto una noiosa elencazione storica della categoria dei Promotori Finanziari, quelle che operano con un mono mandato da parte delle banche. Per ANASF, evidentemente, è importante non entrare nel merito delle questioni, probabilmente perché non ha alcun argomento da portare per contraddire le tesi di Gabanelli & C.

A noi, invece, interessa proprio entrare nel merito degli argomenti abilmente sviluppati all’interno dell’articolo, a partire dal Conflitto d’Interessi. Tema su cui c’è invero una notazione di ANASF che li considera di routine come in tutti gli altri settori economici.

E bé, qui mi dispiace ma non sono d’accordo con Bufi. Lui può evocare conflitti cosmici ma la realtà vera è che le consulenze delle reti bancarie sono improntate essenzialmente a un palese conflitto d’interesse su cui gli ex Promotori Finanziari non hanno molte responsabilità.

Per molti anni, le Banche mandanti hanno preteso di avere a che fare con folte reti di Promotori Finanziari ubbidienti, anzi letteralmente piegati alle volontà dei manager. A questi ultimi non è mai importato granché se i loro uomini sul mercato fossero più o meno preparati, ma interessava moltissimo che la truppa fosse in grado di vendere i prodotti finanziari della Banca e/o quelli che la Banca voleva vendere. Questione di obiettivi commerciali da raggiungere, di budget da rispettare e di bilanci da mettere in bella mostra.

E quindi, chissenefrega del Cliente se perde o guadagna, che importa se c’è stata una palese e persistente violazione degli interessi dei clienti.

Ovviamente, per garantirsi appieno il raggiungimento dei propri obiettivi, la Banca riconosce ai Promotori le commissioni più alte proprio sui suoi prodotti finanziari e, più in generale, su quelli spinti maggiormente: questione di retrocessioni di management fee, di performance fee e di premi vari. Tutto ciò, in ultima analisi, lo ha sempre pagato il Cliente il quale ha visto abbattersi tout court la redditività del suo investimento senza essere edotto con trasparenza su commissioni e spese.

In sostanza, il settore ha operato da sempre in un regime monopolistico dove ha prevalso sempre e solo l’interesse delle banche. L’ex Promotore Finanziario apparentemente è il consulente del cliente, ma in realtà lavora esclusivamente (mono mandato!) nell’interesse della banca mandante e ha veramente un limitato potere discrezionale sulle scelte d’investimento per il suo cliente.

La Direttiva Europea MIFID II è intervenuta proprio per sanare queste anomalie tipicamente italiane incardinate proprio sul conflitto d’interesse inserendo, altresì, una serie di prescrizioni tutte volte alla tutela del risparmiatore.

La Direttiva Comunitaria del 2014 è stata recepita nel nostro Paese con un ritardo di oltre tre anni dalla sua emanazione (Decreto Legislativo 3 agosto 2017, n. 129) con l’entrata in vigore il 3/1/2018.

Ebbene, mi tocca rilevare che a distanza di più di due anni molti intermediari finanziari (Banche e SIM) non l’hanno ancora applicata o l’hanno applicata in parte.

L’elenco delle clausole di legge non rispettate riguarda in special modo le mancate comunicazioni ai clienti dei costi del servizio di consulenza (nei modi e nei termini fissati dalla legge), il ristorno ai clienti delle commissioni ricevute dalle case prodotte per il collocamento degli strumenti finanziari, lo svolgimento di una consulenza finanziaria indipendente.

Credo di non dover aggiungere altro, perché ciascuno può farsi una propria idea sulla situazione che abbiamo in Italia nel mercato della consulenza finanziaria. E Gabanelli e Marvelli hanno dimostrato di avere le idee molto chiare.

Mi rimane da fare solo un commento finale. I Consulenti Finanziari Autonomi (mi raccomando Gabanelli non sbagliare se no ANASF ti sgrida!) sono gli unici che lavorano nell’esclusivo interesse del cliente. Infatti, percepiscono solo parcelle (fee only) dai clienti e nulla dalle istituzioni finanziarie, quindi hanno l’interesse precipuo che il cliente paghi le minori commissioni possibili e tragga il maggior vantaggio possibile dall’investimento.

Certo che è come Davide contro Golia. I Consulenti Finanziari Autonomi sono decisamente pochi, ma ho fiducia che il loro numero aumenti progressivamente perché la loro situazione presso le reti è peggiorata sensibilmente nei mesi scorsi e soprattutto i colleghi che hanno portafogli piccoli (5/10 milioni) e non a target, saranno lentamente estromessi dal sistema, lo stesso che li ha generati.

Concludo con un sincero ringraziamento a Gabanelli e Marvelli alle quali porgo un caloroso saluto.

Tullio Dodero

(Segretario Generale)

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